Non è solo una rincorsa verso la rete, è una corsa verso il futuro. La pallavolo si conferma sintesi perfetta dello sport educativo e inclusivo targato PGS. Un nuovo appuntamento sta per scattare con le Finali Nazionali di Don Bosco Cup: si parte oggi, giovedì 23 aprile, ad Alassio con la categoria Under 18, mentre le U14 e U16 saranno protagoniste a Cesenatico dal 28 al 31 maggio.
A guidare il settore è Cesare Salerno, che ci accompagna nel cuore dell’evento proprio mentre risuonano i primi suoni delle battute.
Cesare, si parte. Partiamo però da un passo indietro: come nasce il tuo legame con questa disciplina?
“Ho iniziato a giocare nel 1974 nell’Alfa Club Sondrio, la prima società maschile valtellinese a raggiungere la Serie D. Ho ‘appeso le ginocchiere al chiodo’ quando suor Ortensia Urban, delle FMA di Sondrio, mi propose di allenare un gruppo di ragazze, dando vita a una nuova realtà: la PGS Auxilium Sondrio. Difficile non innamorarsi di questo bellissimo sport, ma forse il merito di avermi trasmesso questa mia passione va ai miei allenatori di allora, Lorenzo Salvetti e Sergio Muraro.”
Oggi iniziano le Finali. Qual è lo stato d’animo per questo esordio?
Essendo per me la prima esperienza a livello organizzativo della Don Bosco Cup, guardo con curiosità all’esordio del primo appuntamento di Alassio, dove si disputerà la finale Under 18, cui seguirà l’evento di Cesenatico, dedicato alle categorie Under 14 e Under 16. Sono tranquillo, anche se queste manifestazioni, già solo per il numero di squadre iscritte e per la concentrazione di gare in tre intensi giorni, si preannunciano particolarmente impegnative. Resto però ottimista perché, in questi mesi, ho avuto modo di verificare le capacità organizzative dei Comitati di Liguria ed Emilia-Romagna e dei responsabili della gestione delle Finali, che si sono dimostrati molto preparati e disponibili. Senza dimenticare il supporto del Comitato Nazionale PGS, che in questo finale di stagione promuove e organizza ben 16 Finali su tutto il territorio italiano. Le aspettative non possono che essere alte: molto dipenderà certamente dal livello tecnico delle squadre presenti, ma soprattutto dalla loro capacità di vivere un’esperienza così intensa nel pieno spirito pigiessino.
In che modo la pallavolo riesce a coniugare la voglia di vincere con l’inclusione e la crescita umana?
Alla base di tutto c’è ciò che don Gino Borgogno, insieme ad altre importanti figure salesiane, mi ha insegnato negli anni: anche nello sport, l’importante è ‘fare le cose fatte bene’. All’inizio bastavano l’entusiasmo e la passione di allenatori e dirigenti; con il tempo, però, è diventato sempre più chiaro quanto fosse fondamentale la formazione, a cui il nostro Ente di Promozione Sportiva ha da sempre attribuito grande valore. Una qualità che, negli ultimi anni, è ulteriormente cresciuta grazie alle competenze professionali degli istruttori e dei docenti PGS. Per questo oggi è essenziale la crescita tecnica degli ‘alleducatori’, ai quali le associazioni affidano il compito non solo di migliorare gli atleti sul piano tecnico, ma anche di accompagnarli nel loro percorso di crescita come persone.
Esatto, gli alleducatori. Qual è il ruolo di queste figure nel mantenere l’equilibrio tra l’agonismo e i valori salesiani?
“La voglia di vincere non si scontra con i valori salesiani, purché resti nell’alveo del sano agonismo e del rispetto delle regole. L’obiettivo di ogni allenatore deve essere quello di far rendere al massimo la squadra e far crescere i propri atleti, tenendo conto dei tempi del loro percorso sportivo nel pieno rispetto dell’età evolutiva. Spetta innanzitutto ai dirigenti garantire che le figure maggiormente a contatto con i giovani atleti rispettino questi principi. Allo stesso tempo, devono fare in modo che ogni associazione renda chiaro e dichiari apertamente il proprio obiettivo, presentando soprattutto ai genitori i programmi sportivi e associativi con coerenza e sincerità, in piena corrispondenza con quanto viene realmente svolto in palestra e sui campi da gioco.
L’Italia del volley è ai vertici mondiali. Quanto è importante il legame tra l’alto livello e lo sport di base?
“Lo ritengo fondamentale. Pur perseguendo obiettivi diversi, Federazioni ed EPS possono collaborare, promuovendo iniziative comuni e mettendo ciascuno a disposizione le proprie eccellenze, che siano tecniche, formative, promozionali o associative. Tutto questo senza diffidenze reciproche e senza alimentare un clima di concorrenza. Le squadre che hanno regalato all’Italia le straordinarie soddisfazioni delle vittorie mondiali e della storica conquista dell’oro a Parigi rappresentano la punta dell’iceberg, ma non va dimenticato che alla base di quei successi c’è un elemento comune: l’attività con e per i giovani”
C’è un’immagine della tua vita in PGS che porti sempre con te?
“I ricordi più indelebili sono legati ai Giochi Internazionali della Gioventù Salesiana. Le esperienze vissute a Lubiana nel 1992 e a Varsavia nel 1997 sono state irripetibili: vedere 600 giovani incontrarsi, conoscersi e dare vita, attraverso lo sport, a uno scambio culturale così profondo è qualcosa che resta nel cuore. Tutto questo è possibile grazie alla grande famiglia PGS!”