C’è un lavoro silenzioso che precede ogni grande evento: quello degli organizzatori, impegnati a predisporre tutto, dagli striscioni agli spalti, dalle luci agli attrezzi. E poi c’è l’attesa delle protagoniste, fatta di ultimi ritocchi agli esercizi, concentrazione e sogni. È da qui che nasce, ancora una volta, l’incantesimo della Don Bosco Cup, pronta a riaccendersi lunedì 20 aprile con l’inizio della Finale Nazionale di Ginnastica Artistica femminile, in programma a Lignano Sabbiadoro dal 20 al 26 aprile. Un ponte tra passato e presente, proiettato verso un futuro dove sport ed educazione camminano di pari passo. La Finale Nazionale inizierà lunedì 20 aprile alla vigilia di una data carica di significato: l’anniversario della scomparsa di Don Gino Borgogno. Fu sua la ‘magica intuizione’ di creare un movimento sportivo totalmente al servizio dei giovani, dando vita alle Polisportive Giovanili Salesiane. E oggi, alle porte del 60esimo anniversario della nascita, le PGS si ritrovano a Lignano per un altro grande appuntamento di sport inclusivo ed educativo.
Si parte dalla ginnastica artistica, quindi. In una Lignano che sarà vestita a festa fino al 3 maggio grazie alle Finali di Artistica maschile (26 aprile) e di Ginnastica Ritmica (27 aprile-3 maggio), oltre all’appuntamento conclusivo delle Arti Marziali (1-3 maggio).
L’aria sarà presto carica di attesa. Gli spalti sono pronti, aspettando pubblico e giudici, anche se il vero spettacolo sarà quando le ragazze della Don Bosco Cup saliranno in pedana. A guidare il settore è Veronica Lanzani, che ha raccontato le sue emozioni in vista dell’appuntamento di Lignano.
Veronica, partiamo da una domanda personale. Come è nato l’amore per la ginnastica?
Ero molto piccola: 6 anni. All’inizio era semplicemente un gioco. Con il tempo, però, è diventata una vera passione fino a diventare un lavoro.
Quali sono gli aspetti più importanti da curare nella preparazione delle giovanissime ginnaste?
È fondamentale trovare un equilibrio tra tecnica e benessere. È importante costruire delle buone basi tecniche, ma lo è altrettanto farle sentire sicure, motivate e serene.
Così la prestazione è migliore
Certo. Una ginnasta felice è una ginnasta che impara meglio.
Le Finali Nazionali della Don Bosco Cup sono un momento molto atteso: cosa rappresentano, dal tuo punto di vista?
Per me è tutto nuovo, ricopro questo ruolo solo da pochi mesi. Fin da subito, però, le mie collaboratrici che ringrazio per il grande aiuto, mi hanno trasmesso entusiasmo e una forte voglia di collaborazione.
C’è grande entusiasmo
Non vedo l’ora di vivere questa nuova avventura: sono certa che sarà un’esperienza ricca di emozioni e di crescita, non solo dal punto di vista sportivo ma anche umano.
Se dovessi dare un ultimo consiglio alle ragazze che si esibiranno, cosa diresti?
Di entrare in pedana con il sorriso, fidandosi del lavoro fatto e senza paura di sbagliare. Perché la cosa più importante non è la perfezione, ma dare sempre il meglio di sé stesse.














