Una scena all’apparenza semplice in una spiaggia affollata: due genitori invitano il loro bambino di sette anni ad alzarsi e andare a giocare. Un paradosso se si pensa che, fino a qualche anno fa, gli stessi adulti avrebbero richiamato il figlio intimandogli di “smettere di giocare” e tornare sotto l’ombrellone. Che cosa è cambiato, allora, nel cervello e nelle abitudini di un bambino di oggi?
Da questa immagine di vita quotidiana prende avvio la riflessione di Alberto Pellai, noto psicoterapeuta, ospite del convegno “PGS Sport Insieme: dove il gioco diventa comunità”, evento conclusivo del progetto PGS S.I., realizzato dalle Polisportive Giovanili Salesiane con il contributo del Dipartimento per lo Sport.
“È stato preso un bisogno – quello di giocare – ed è stato traslato nel mondo virtuale. Dobbiamo mantenere i cervelli dei pre-adolescenti super affamati di mondo reale e di vita reale. Dovremmo regalare loro una bicicletta e non lo smartphone”, ha spiegato Pellai soffermandosi sull’impatto negativo del digitale sulla crescita.
L’educazione di un figlio passa per la realizzazione di quattro movimenti: “Il primo è ‘Da dentro a fuori’: Più il figlio cresce e più deve essere fuori casa. E lo sport è importante perché non fa giocare i ragazzi davanti allo schermo”. Poi il secondo movimento: “Dalla protezione all’esplorazione. L’esplorazione non fa ammalare il corpo, gli insegna ad essere molto attivo senza farsi male. Quando fai sport lavori più sul meccanismo esplorativo che su quello protettivo”. Poi il movimento “dalla dipendenza all’autonomia”.
Infine “Dall’IO al NOI”. E anche in questo caso lo sport gioca un ruolo chiave: “Lo sport è un facilitatore di relazione e confronto, con la percezione del proprio limite. E l’allenamento è quel lavoro che permette di superare il proprio limite. Lo sport tiene insieme due dimensioni non facili da tenere insieme: la competizione e la cooperazione. Dentro una squadra non vince uno, ma vincono tutti. Così come non perde uno, ma perdono tutti. Tenere insieme tutti questi pezzi in un sistema che fa giocare e allo stesso tempo impone delle regole è un modo per allenarsi alla vita mentre ci si allena allo sport”, è l’analisi di Pellai.