È la conclusione di un percorso, ma al tempo stesso l’inizio di una nuova storia. Dal 14 al 16 novembre, a Cattolica, si è svolto il convegno “PGS Sport Insieme: dove il gioco diventa comunità”, momento finale del progetto PGS S.I., promosso dalle Polisportive Giovanili Salesiane con il contributo del Dipartimento per lo Sport. Un appuntamento che non ha solo celebrato quanto realizzato, ma ha aperto la strada a un nuovo network sportivo-educativo: una rete pensata per valorizzare lo sport come luogo di crescita condivisa, inclusione e coesione, uno spazio in cui i giovani possano essere davvero protagonisti.
Un appuntamento che ha visto la presenza del territorio. Dal Calcio Sociale di Empoli, all’oratorio laico di Canicattì. Si è discusso di sport. E di come esso possa e debba cambiare nel giro di dieci anni. Sabato la tavola rotonda ha visto la partecipazione di Ciro Bisogno (Presidente PGS e Coordinatore Nazionale Enti di Promozione Sportiva), Rossana Ciuffetti (Direttore Sport Impact, Sport e Salute), Bruno Molea (Presidente AiCS) e Michelangelo Belletti (dottore di ricerca in Pedagogia). In precedenza è intervenuto il noto psicoterapeuta, Alberto Pellai che si è soffermato sul contributo dello sport nell’età evolutiva.
Durante il convegno è stato lanciato il nuovo network PGS S.I., con il manifesto dei centri sportivi che hanno aderito al progetto.
𝙄 𝙙𝙞𝙚𝙘𝙞 𝙥𝙪𝙣𝙩𝙞 𝙙𝙚𝙡 𝙢𝙖𝙣𝙞𝙛𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙞 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙞 𝙨𝙥𝙤𝙧𝙩𝙞𝙫𝙞 𝙋𝙂𝙎 𝙎.𝙄.
- Qui educare è cosa di cuore
- Qui lo sport è ricerca interiore
- Qui lo sport è strumento di crescita e benessere
- Qui tutti sono accolti
- Qui non sarai mai solo
- Qui trovi alleducatori
- Qui trovi famiglia e comunità
- Qui pratichiamo ed educhiamo alla legalità
- Qui facciamo rete educativa
- Qui vali tu e non la tua performance
LE DICHIARAZIONI
“Gli Enti di Promozione Sportiva giocano una partita fondamentale nel cambiamento del sistema sportivo – ha affermato Ciro Bisogno -. Ciascuno di noi racconta una fetta storica del paese e ciascuno di noi ha un background culturale. L’unica via per poter crescere è mettere insieme esperienze, perché non si può vivere di autoreferenzialità. Dobbiamo iniziare a sviluppare una cultura diversa dello sport”.
“Dovremmo operare delle scelte sportive cercando di conoscere prima le esigenze e la storia di un territorio, per evitare di programmare attività che non attecchiscono e sono innocue rispetto a quelli che sono i reali bisogni. Dovremmo fare un patto all’interno della promozione sportiva per non disperdere le energie, lavorando sulle tematiche che possano valorizzare al meglio le nostre storie e le nostre identità. Ciascuno di noi racconta una fetta storica del paese e ciascuno di noi ha un background culturale e varie sensibilità”, le parole di Bisogno, che da giugno ricopre anche l’incarico di Coordinatore Nazionale degli Enti di Promozione Sportiva.
“Mai come in questo momento lo ‘Sport per Tutti’ è di moda, è questo il grande obiettivo – ha spiegato Rossana Ciuffetti -. Lo sport in questo momento è il mezzo per far crescere positivamente la nostra società civile. Si parla spesso di sport come farmaco, ma assieme al professor Fabio Lucidi stiamo cercando di implementare un concetto diverso: lo sport come gioia, vita e divertimento”.
“La cultura sportiva è stata lasciata fuori dai processi didattici che la scuola offriva – ha ricordato Bruno Molea -. L’educazione fisica fino a poco tempo fa è stata vissuta all’interno delle scuole come uno strumento di fastidio e un momento di ricreazione. Non come una materia. Da qui discende il problema dell’edilizia scolastica, che è stata condizionata dalla mancanza di cultura e lasciata in seconda linea. Le palestre di molte scuole elementari e medie sono parallelepipedi affiancate alla scuole con misure non standard. Ci dobbiamo sentire investiti della responsabilità di affiancare le famiglie a promuovere una cultura sportiva, non per diventare Sinner o per vincere le medaglie d’oro, ma per accompagnare nella crescita l’individuo”.